Dieta Mediterranea: perche’ abbandoniamo le buone abitudini?

In un paese come il nostro, famoso in tutto il mondo per le buone abitudini alimentari e il buon cibo, l’obesità è un problema che ci riguarda sempre piu’ da vicino, e, cosa a mio parere ancor più grave, riguarda non solo gli adulti, ma anche i bambini.

Cosa ci sta succedendo? La dieta mediterranea non funziona più? O forse siamo noi che la stiamo abbandonando?

Ho i miei dubbi sul fatto che la dieta mediterranea non funzioni piu’, secondo me la seconda opzione e’ piu’ probabile….ma perche’? E cosa si puo’fare?

 

Il concetto di Dieta Mediterranea risale agli anni ’60, quando un medico americano di nome Ancel Keys coniò questo termine in seguito ai risultati di uno studio (Seven Countries Study), che dimostrarono come, le popolazioni che si affacciavano nel bacino del Mediterraneo, presentavano una ridotta incidenza di malattie cardiovascolari e tumorali in confronto ad altre popolazioni. Ancel Keys, alla fine della seconda guerra mondiale si trasferì nel sud Italia, e qui, osservando le abitudini alimentari della popolazione, profondamente diverse da quelle della popolazione americana, le collegò a una minore incidenza di malattie cardiovascolari e tumori. La ricerca da lui effettuata evidenziò che lo stile dietetico era un determinante importante per quel che riguarda l’insorgenza e la mortalità dovute a tali patologie: un alto consumo di burro, latticini e prodotti animali era associato ad un’alta mortalità, mentre il consumo di cereali, legumi, vegetali, pesce, olio d’oliva e moderate quantità di vino era associato ad una bassa mortalità.

I risultati ottenuti dallo studio condotto da Keys hanno dimostrato la relazione esistente fra nutrizione e malattie croniche invalidanti portando gli studiosi a ricercare il modello di alimentazione più idoneo al mantenimento di un buono stato di salute. Tra i vari modelli dietetici, la Dieta Mediterranea e’ sicuramente quella che a livello mondiale ha destato più interesse e nel 2010, è stata iscritta nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO, nell’ampia accezione di insieme di pratiche tradizionali, conoscenze e competenze legate alla raccolta, conservazione, preparazione del cibo tramandate di generazione in generazione.

Nella letteratura scientifica più recente, sono disponibili notevoli dati a favore dei benefici dello schema alimentare tipico dei paesi mediterranei, tuttavia, le abitudini alimentari delle popolazioni di questi paesi stanno progressivamente e costantemente peggiorando nel senso di un’esagerata occidentalizzazione delle stesse e ci sono diversi studi che dimostrano come le abitudini alimentari siano, in un’elevata percentuale della popolazione esaminata, totalmente differenti da quelle citate da Ancel Keys.

 

 

Negli ultimi decenni, l’ampliarsi delle conoscenze riguardanti gli effetti benefici della dieta mediterranea, hanno favorito la sua popolarità e la sua diffusione anche in quei paesi con tradizioni e stili di vita molto diversi; le popolazioni nord europee, per esempio, stanno iniziando ad apprezzare i benefici di questo modello di vita più salutare e adottando questo stile alimentare; d’altra parte però proprio nei paesi che sono considerati la vera e propria culla della dieta mediterranea, le cose stanno cambiando, e le popolazioni stanno adottando modelli alimentari diversi e meno sani, come quello americano.

A dimostrazione di ciò, diversi studi effettuati in questi paesi, rivelano delle abitudini alimentari che si discostano molto da quelle osservate da Keys negli stessi territori più di sessanta anni fa.

Uno studio effettuato di recente nell’Italia meridionale (Di Giuseppe R. et al. 2008), ha valutato la relazione esistente tra l’aderenza alla dieta mediterranea e lo stato di salute della popolazione. I risultati di questo studio hanno dimostrato che l’aderenza alla dieta mediterranea dipende dall’età dei soggetti e che, in particolare sta diminuendo nei giovani.

Sempre in Italia, ma nella regione Toscana, un altro studio rilevante (Sofi F. et al, 2005) ha valutato le abitudini alimentari di un campione di più di 500 soggetti sani, uomini e donne, giungendo ancora una volta alla conclusione che tali abitudini si discostano notevolmente da quelle che sono le tradizioni mediterranee, ed evidenziando un consumo eccessivo di grassi saturi contro una ridotta assunzione di acidi grassi poliinsaturi, fibre e vitamine.

Un altro studio recente (Biblioni Mdel M, et al. 2012) effettuato sulla popolazione adolescente (1961 soggetti) di età compresa tra i 12 e i 17 anni nelle isole baleari, ha valutato l’associazione tra sedentarietà, fattori socioeconomici e aderenza alla dieta mediterranea, dimostrando un’alta associazione tra abitudini alimentari sbagliate, sedentarietà e livello culturale medio basso delle famiglie di provenienza.

Altri dati riguardano l’associazione tra lo stato socioeconomico, identificato dal livello di reddito e di istruzione, l’aderenza alla dieta mediterranea e la prevalenza di obesità (Bonaccio M. et al. 2012).

Il Seattle Obesity Study (Aggarwal A, et al 2011) ha dimostrato che il costo della dieta ha un forte impatto sulla qualità della stessa i cibi ad alta densità calorica, con un’alta percentuale di zuccheri semplici e grassi rappresentano infatti spesso la scelta più economica per il consumatore, suggerendo l’esistenza di una stretta relazione tra povertà e obesità.

 

Diversi fattori possono influenzare le scelte alimentari, ma in questo senso, diversi studi dimostrano come il fattore economico e culturale giocano un ruolo chiave nell’adozione di uno stile di vita sano.

A mio parere e’ evidente che non occorre tanto andare a cercare nuove evidenze riguardanti l’efficacia della dieta mediterranea, quanto pensare a nuove strategie per creare quelle condizioni che permettano alla popolazione di tornare a quelle tradizioni, che un tempo erano le abitudini di tutti.

Una particolare attenzione va rivolta all’alimentazione nei giovani: l’obesità infantile e adolescenziale sta infatti aumentando, specialmente nell’area mediterranea ed in particolare nel sud Italia, dove attualmente vi è la maggiore percentuale di bambini obesi d’Europa.

Il ritorno a tradizioni più sane è un problema complesso che coinvolge interventi sociali da parte di tutti i paesi del mediterraneo e dovrebbe prevedere, tra l’altro, anche una diminuzione dei prezzi di alcuni prodotti di base come la frutta e la verdura e il miglioramento dell’accessibilità di tali prodotti da parte di tutti i cittadini.

 

Insomma, e’ il solito cane che si morde la coda….

Le malattie cronico degenerative rappresentano un problema socio economico a livello mondiale, e sono fortemente correlate con una alimentazione ed uno stile di vita sano.

Allora si cerca di promuovere una alimentazione sana, ma poi viene a galla che mangiare sano costa di piu’!

 

 

 

 

 

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