Digiuno e longevita’: l’ultima moda in fatto di nutrizione?

Sicuramente avrete sentito parlare di diete che prevedono il digiuno, o un apporto calorico molto restrittivo per alcuni giorni della settimana, alternato a giorni in cui potete mangiare ciò che volete. Una dieta di questo tipo è sicuramente molto appetibile, per tutti coloro che cercano il metodo miracoloso per mantenersi in forma e in questo caso vivere più a lungo, poiché’ non prevedono particolare attenzione a regimi dietetici di tipo prescrittivo, in cui si è costretti a pesare i cibi. Ma è proprio vero che il digiuno fa bene e fa vivere più a lungo? Su quali principi scientifici si basano tali convinzioni? Personalmente non mi fido mai di quello che leggo sui giornali o su internet e ho la tendenza (da ex ricercatrice) a cercare la dimostrazione scientifica di tutto. Dopo una revisione degli articoli più recenti, una mia idea me la sono fatta, ed ecco cosa ne penso.

Per prima cosa: sapete cosa è l’invecchiamento?

L’invecchiamento è un processo molto complesso, che avviene a livello molecolare, cellulare e d’organo (ebbene si, l’invecchiamento parte da dentro, le rughe sono una conseguenza estetica di poco conto) e porta gradualmente alla perdita di funzionalità e all’aumento della vulnerabilità nei confronti di diverse patologie definite età correlate, come il diabete, le malattie cardiovascolari o le malattie neurodegenerative. Nonostante la complessità di questi fenomeni, diversi studi condotti su animali da laboratorio hanno evidenziato che, la durata della vita può essere modulata da diversi fattori interferenti, di tipo genetico e dietetico: si è dunque d’accordo nell’affermare che l’invecchiamento è qualcosa che può essere modificato.

Vediamo ora un po’di storia.

L’idea che la restrizione calorica avesse degli effetti benefici sulla salute e sull’allungamento della vita è un’idea che risale a più di 500 anni fa. Nel 1464, un nobile italiano di nome Luigi Cornaro, dopo aver condotto una vita di eccessi, sotto consiglio di un medico, all’età di trentacinque anni, iniziò a seguire uno stile di vita molto frugale. Egli scrisse diversi libri, tra cui una raccolta di quattro scritti, noti sotto il titolo de “L’arte di vivere a lungo”, nei quali consigliava di mangiare il meno possibile; egli visse fino all’età di centodue anni, in un’epoca in cui la durata media della vita in Europa era intorno ai trenta anni di età. Altri autori e diversi personaggi storici, come Francis Bacon o George Washington seguirono e promossero uno stile di vita moderato, con l’idea di preservare la propria salute e vivere a lungo.

I primi esperimenti scientifici riguardo agli effetti della restrizione di cibo sulla salute e sulla longevità risalgono a tempi più recenti; nel 1917, gli esperimenti effettuati sui ratti evidenziarono l’impatto positivo della restrizione calorica sull’allungamento della vita e sulle performance riproduttive. Da allora, grazie alle intense ricerche effettuate, soprattutto negli ultimi venticinque anni, le conoscenze riguardo agli effetti della restrizione calorica su malattie quali il cancro, le malattie cardiovascolari e neurodegenerative o il diabete sono enormemente cresciute.

La conseguente diffusione dell’interesse generale nei confronti dei meccanismi molecolari e fisiologici legati alla restrizione calorica, ha portato alla diffusione di svariati tipi di dieta che prevedono introiti calorici molto ridotti, o il digiuno alternato a giorni in cui si può mangiare ciò che si vuole; in realtà la vera sfida in campo scientifico è capire, e soprattutto dimostrare l’esistenza degli effetti osservati sugli animali da laboratorio anche sull’uomo e se, ancora, i meccanismi molecolari coinvolti possano essere utilizzati per sviluppare farmaci in grado di dare gli stessi effetti della restrizione calorica.

L’idea che una dieta restrittiva potesse migliorare l’invecchiamento umano ha ricevuto un forte impatto nel 2009 con la pubblicazione sulla rivista Science di uno studio condotto dal Wisconsin National Primate Research Center (WNPRC) sulla scimmia rhesus (Colman RJ et al., 2009) durato venti anni. I risultati di questo studio hanno evidenziato una minore suscettibilità alle patologie età correlate (diabete, cancro, malattie cardiovascolari) e una maggiore longevità degli animali sottoposti a Restrizione Calorica rispetto a quelli non sottoposti.

Tuttavia questi risultati sono stati messi in discussione da uno studio più recente effettuato dal National Institute of Aging (NIA) e pubblicato sulla rivista Nature nel 2012 (Mattison JA et al., 2012). In questo studio si osserva un miglioramento di alcuni parametri legati al diabete e al cancro, ma non si osserva alcuna variazione per quel che riguarda le malattie cardiovascolari e nessun effetto sull’allungamento della vita.

Per quel che riguarda gli studi effettuati sull’uomo, è difficile stabilire se la Restrizione calorica possa avere degli effetti benefici sulla salute e sull’allungamento della vita e questo a causa dei problemi etici e logistici che limitano la ricerca e gli studi clinici in questo campo. Anziché misurare direttamente la longevità, tali studi sono invece mirati a studiare le malattie età correlate.

L’unico studio clinico fatto sull’uomo è il CALERIE (Comprehensive Assessment of the Long Term effects of Reducing Intake of Energy), i cui risultati definitivi non sono ancora stati pubblicati.

Alcuni risultati preliminari sono stati recentemente pubblicati. In generale nei soggetti sotto restrizione calorica si è osservato un significativo calo del peso corporeo, della massa grassa totale e del grasso viscerale, un miglioramento dei livelli di insulina a digiuno, del profilo lipidico, dei marcatori di infiammazione e nessuna modificazione a livello della salute delle ossa.

Ma tutto ciò cosa vuol dire?

Penso che, a parte la revisione della letteratura scientifica, prima di consigliare un regime dietetico restrittivo si debba tenere in considerazione anche altri importanti aspetti.

Un fattore cui tengo particolarmente sono gli effetti della restrizione calorica a lungo termine sui comportamenti nei confronti del cibo, e quindi la possibilità di sviluppare un disturbo del comportamento alimentare come l’anoressia nervosa o la bulimia con la presenza di abbuffate, generalmente scatenate dalla restrizione di cibo.

Pensate di osservare il digiuno o un’alimentazione molto ridotta per alcuni giorni, e poi trovarvi a poter mangiare ciò che volete; probabilmente avrete la tentazione di svuotare il frigo e la dispensa, comportamento associato a disturbi alimentari che a lungo andare può dare grossi problemi metabolici.

Oltre ciò, per il momento non ci sono dati sufficienti per ritenere che un regime ipocalorico in soggetti normopeso possa allungare la vita umana; i dati a disposizione suggeriscono più che altro che un’alimentazione bilanciata e mirata al mantenimento del peso ideale, sia la scelta ottimale per la prevenzione delle malattie degenerative e di natura infiammatoria che accompagnano l’invecchiamento.

Per questo motivo, la mia conclusione è ancora una volta in linea con uno stile di vita sano TUTTI I GIORNI, che non vuol dire non poter sgarrare mai e condannarsi a vita a eliminare tutti i cibi che non sono riconosciuti come salutari, ma ricordandoci che sono gli errori che si commettono tutti i giorni, quelli che, a lungo andare ci creano problemi.

Concediamoci i cibi che amiamo, il piacere della convivialità e impariamo a trovare il nostro equilibrio, per vivere a lungo, ma soprattutto per vivere bene e invecchiare in maniera sana e soprattutto felici!

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